Windows 8 looks not like Windows

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Come avevo anticipato nello scorso post, ho potuto installare e provare la Pre-Beta Version di Windows 8. Le anticipazioni avute dalla presentazione di Microsoft sono state soltanto l’antipasto di una prova più precisa e dedicata a questo sistema che potrebbe fornire un poco d’aria fresca al mondo PC, tanto in crisi in questo periodo. Come […]

Windows 8 beta rw

Le Tiles della nuova interfaccia

Minimalista e Pulito

Non sembra neppure Windows

Fra pochi giorni sarò in grado di dare un’opinione sul nuovo sistema operativo di Microsoft che riprendendo l’interfaccia di Windows Phone 7 ha l’obiettivo di equipaggiare smartphone, tablet e personal computer.

L’interfaccia Metro, tanto minimale e putita per WP7 Mango, riuscirà ad impressionare anche gli utenti sedentari e le aziende?

Nucleare Italiano: per gli scettici

L’allarme di Greenpeace: “Nella capitale riscontrati livelli di radioattività superiori alla zona della centrale nucleare”. Ma le autorità giapponesi minimizzano
“SEOUL — Tokyo residents carrying radiation-monitoring equipment have found mini-hotspots in several areas around the city, prompting Japanese officials to promise more detailed government monitoring of radiation levels in the country’s most populated region.”
(Washington Post, 13 Ott 2011)

La notizia sopra citata è presa direttamente dal Washington Post e, riassumendo brevemente l’articolo, si può notare come siano stati trovati residui radioattivi nelle zone limitrofe di Tokyo, la zona più popolata di tutto il Giappone.
Ciò significa che il “ridotto quantitativo di radiazioni” e di materiali volatili sprigionatosi dalla centrale danneggiata dallo Tsunami ha percorso “soltanto” 280 km raggiungendo la megalopoli giapponese.

Il rischio di contaminazione è comunque scarso a Tokyo stessa ma ciò non esclude che i duecento chilometri frapposti non siano già altamente inquinati.
La popolazione Italiana ha sempre avuto la stessa idea già dal primo referendum del 1987: il nucleare non è sicuro e non è una valida alternativa ai combustibili fossili. In quest’ultimo anno, però, alcuni politici, probabilmente spinti dalla lobby del nucleare, hanno pensato che un Referendum non fosse sufficiente a eliminare la possibilità di lucrare sulle spalle della popolazione ed hanno proposto la reintroduzione della Fissione Nucleare nel territorio.
Le argomentazioni portate a favore della reintroduzione sono riassumibili tutte in un solo concetto: la tecnologia si è evoluta e quindi il sistema è più sicuro.
Grandi nomi si sono succeduti nella promozione, come Veronesi, proprietario di una clinica per la lotta contro i tumori. Durante la trasmissione Hotel Patria ha sostenuto l’energia nucleare dicendo che senza di quella, la Ricerca del nostro Paese si sarebbe fermata. Salvo poi ritrattare a Referendum avvenuto. Il presidente dell’Associazione Italiana Nucleare Enzo Russo continua, imperterrito a sostenere la produzione di energia nucleare dall’atomo (come non potrebbe d’altronde?), e afferma che a causa dell’abbandono da parte della Germania del nucleare, ci avrà un’aumento del costo dell’energia a livello europeo ed un maggiore utilizzo dei combustibili fossili(intervista http://www.agienergia.it/Intervista.aspx?idd=187&id=69&ante=0), ignorando o escludendo a priori la possibilità di utilizzo delle fonti rinnovabili, in forte espansione in tutto il mondo.

Ancora oggi, trovo persone che sostengono il nucleare italiano affermando che in qualsiasi modo se dovesse capitare un incidente in Francia, Svizzera o Austria, avremmo comunque tutti i problemi legati alla contaminazione pur non avendo i benefici del nucleare stesso.

Non si può negare che nel caso di un incidente nucleare in Francia, l’Italia sarebbe in pericolo ma i veri problemi, i francesi, ancora non li hanno avuti.

A Caorso nella centrale “Arturo”, ferma dal 1987, sono ancora presenti tutte le scorie e l’ecosistema del fiume Po è cambiato irrimediabilmente a causa della variazione di temperatura in uscita dalla centrale “spenta”. Non si sa ancora quanto possa costarci smantellare Arturo ed i francesi, così come gli svizzeri e tedeschi dovranno trovare i fondi per eliminare nei decenni tutte le strutture.

Il costo di costruzione di una centrale nucleare “di terza o quarta generazione” sono esorbitanti, si parla di decine se non centinaia di milioni di €uro, senza contare le tonnellate di cemento e quindi di CO2 devono essere immesse nell’atmosfera, a discapito della “vocazione ecologica” che i nostri politici andavano sventolando durante la campagna di convincimento.
I costi di una centrale non si fermano però alla costruzione perché durante il ciclo vita necessita di costante manutenzione e di carburante costosissimo che deve essere “arricchito” per poter funzionare. Per questo motivo l’uranio necessita di trattamenti specifici e quindi di strutture adeguate.
L’Italia, se avesse intrapreso la via del nucleare, avrebbe dovuto acquistare la materia prima, l’uranio, all’estero, farlo arricchire, all’estero e poi, una volta utilizzato, rispedirlo all’estero per farlo decontaminare e poi stoccarlo sul territorio nazionale.
Sono profondamente scettico su questo argomento perché se gli Stati Uniti d’America, grande potenza nucleare e tecnologicamente autosufficiente riscontrano problemi per stoccaggio delle scorie nel deserto, mi domando come l’Italia potrebbe risolvere, mancando zone disabitate e sismicamente stabili.
La parte peggiore dal punto di vista dei costi è, contrariamente a quanto si possa pensare, la dismissione della centrale stessa: in questo caso l’uso di risorse è comparabile a quello nella fase di costruzione ed all’estero solitamente è a carico del gestore della centrale. Viene difficile pensare che un privato si accolli milioni di €uro di spese per qualcosa che non rende più un centesimo. In Italia invece lo smaltimento delle scorie fino ad ora è stato pagato dai cittadini con una percentuale sulla bolletta dell’elettricità, per vedere stoccati i rifiuti tossici in siti temporanei per più di 30 anni.
Sogin afferma che la dismissione delle centrali nucleari italiane costerà 400 milioni di €uro nei prossimi 5 anni e si concluderà nel 2025 con un costo totale di 4,8 miliardi di €uro. Si crede ancora che si possa trovare un sito di stoccaggio sicuro in un’area del paese, probabilmente in pianura padana, essendo una delle poche zone non sismiche del territorio italiano.

Dopo tutto ciò, credo che ostentare una posizione favorevole ad una tecnologia rischiosa per la salute umana e relativamente conveniente sia una follia degna dei classici politicanti italiani.

iPhone 4S: l’inizio di un’Era

 

Negli scorsi giorni è stato presentato il Device più atteso dell’anno.
Un dispositivo ricco di aspettativa, sul quale molti giornali e blog hanno ricamato, fra rumor più o meno attendibili e moch up verosimili.
Si attendeva un cambio di tendenza dell’Azienda più quotata al mondo, una scelta che avrebbe avvicinato Apple anche al mercato più vasto degli smartphone di fascia media.
Indiscrezioni parlavano di due modelli: un 4S “economico” ed un iPhone 5 con un design talmente innovativo da far invidia al sottilissimo iPod Touch e allo stesso tempo al Galaxy II di Samsung. Si era pensato a nuovi materiali come Liquidmetal già usato da Vertu (Nokia) o l’alluminio con design a goccia.
Nulla di tutto questo si è avverato se non l’avvicinamento dell’iPhone 4 alla fascia media, riducendo la memoria installata, con sensibile diminuzione di prezzo.
Apple ha deciso di non ridurre la qualità dei componenti come alcuni rumors avevano ventilato ma di mantenere identiche le potenzialità dei propri smartphone, aggiungendone uno di fascia alta.

Da sviluppatore ho potuto provare in anteprima il sistema operativo iOS 5, anche nella Golden Master, che equipaggerà tutti gli iDevice.
Un solo vero cambiamento che ne migliora la gestione: il centro notifiche.
Il resto é rimasto identico al vecchio iOS 3: classica interfaccia App Centered e Dock sul fondo con il multitasking più scomodo al mondo: doppio clic sul tasto home (che dopo alcuni mesi di utilizzo diventa meno reattivo e quindi più difficile da usare).
La vera forza di Apple in questo momento è iTunes Store ma soprattutto, iCloud che permetterà una sincronizzazione costante con tutti gli altri nostri dispositivi e non ci farà perdere più i nostri dati sensibili ed i salvataggi delle App.

Siri, il nuovo sistema di riconoscimento vocale o come viene chiamato da Apple “Assistant”, è probabilmente l’innovazione maggiore di questi ultimi anni in casa Apple sul sistema operativo iOS. Non disponibile a piene funzionalità in tutte le lingue, ci permetterà di dialogare con iPhone e porgli varie domande a cui “lui” riuscirà a dare risposta attingendo a tutte le proprie funzionalità ed anche dal web. Senza alcun dubbio questa funzione sarà la ciliegina sulla torta di un dispositivo già di grande successo, aggiornato.

Le possibilità di espansione di una funzione vocale abbinata ad un dispositivo che resta nelle proprie tasche sono praticamente infinite e se l’azienda di Cupertino lascerà liberi gli sviluppatori di utilizzarla nelle proprie applicazioni, diventerà un must-have.

Apple, dopo aver portato la magia dello schermo tattile ed aver inventato il Tablet per antonomasia, ora si sposta verso altri due sensi: la voce e l’udito. Probabilmente si stabilirà un nuovo standard di usabilità che le altre case di sviluppo come Microsoft e Google dovranno seguire.

Bye S.P. Jobs

Svegliarsi con la voce della propria madre che dice: “è morto Steve Jobs”.
Un pessimo risveglio, soprattutto se la persona che ci ha lasciato può essere paragonata a Leonardo da Vinci o Edison. Un unico uomo che ha cambiato il modo di vedere il mondo.
Un’impresa impensabile

Un imprenditore che ha messo davanti a tutto l’innovazione e che ha reso i prodotti della casa di Cupertino un’icona di stile, degli status symbol.

Un saluto sommesso all’unica persona che ha creato un Mondo

Ci mancherai

Expo 2015: High Priced Technology

Soltanto nell’area di Manhattan si contano centinaia di hotspot gratuti a cui collegarsi mentre si passeggia per le vie del centro.
Per connettersi alla rete è sufficiente avere un computer o uno smartphone dotato di wi-fi. La vera notizia è che questa moltitudine di punti di accesso alla rete è completamente fornita da privati come bar, ristoranti e negozi che credono fermamente che avere una connessione al web sia un servizio che ripaga e che soddisfa la propria clientela.
In Italia fa notizia che, per un evento di grandi dimensioni quale potrebbe essere l’Expo 2015 nel maggiore distretto produttivo nazionale, vengano installati un migliaio di punti di accesso da un’azienda privata, quale potrebbe essere la Telecom, che difficilmente potrà permettersi, visto l’investimento iniziale, di render gratuito il servizio fornito.
“L’investimento è di 43 milioni di euro ed è volto alla realizzazione di un esempio di Smart City nell’area della fiera meneghina. Provvedendo alla realizzazione di infrastrutture per garantire connettività fissa, mobile e wi-fi a larghissima banda – ” 70 chilometri di fibra ottica e mille antenne Wi-Fi“, spiega Zingarelli -, mettendo a disposizione i suoi data center e attivando soluzioni Near Field Communication (Nfc), Radio Frequency IDentification (Rfid) eProgrammable Logic Controller (Plc)”.
Altre città italiane qualche mese fa hanno incontrato un vero esperto di telecomunicazioni e web che in questo ultimo anno ha progettato e messo in opera un ambizioso piano per alcune zone pilota degli USA. Google ha pianificato di utilizzare le “dark fiber” statunitensi per fornire, inizialmente, una connessione veloce (si parla di 1 Gbit/sec, una velocità mai vista in Italia neppure con la Fibra 100 di Fastweb) a prezzi competitivi dalle 50.000 alle 500.000 famiglie.
Tema ufficiale dell’incontro era l’impatto positivo di Internet sullo sviluppo dell’economia e le sue potenzialità nell’avvicinare i cittadini agli amministratori locali e portare benefici alle imprese. Internet per uscire dalla crisi, in poche parole. Agli amministratori Schmidt ha detto, senza tanti giri di parole: “In Italia avete metà dell’arte europea e il cibo migliore. Qui c’è il mercato più creativo del mondo, ma quanto a Internet siete indietro”. (Wired 30 giugno 2011)
L’investimento di 43 milioni di €uro è quindi davvero necessario per l’area urbana meneghina o verrà utilizzato soltanto come vetrina per il resto del Mondo che nel 2015 verrà a visitare l’Expo di Milano, nascondendo agli occhi dei più l’arretratezza dell’intero sistema di telecomunicazioni italiano che non consente un accesso stabile e veloce in aree in piena Pianura Padana?
Notizia
Fonti

Vendute le frequenze 4G: e ora?

Estratto da Wired del 30  Settembre 2011

Si è chiusa  l’asta delle frequenze 4G, con 3,9 miliardi di euro di incasso per lo Stato. Adesso possono cominciare i bilanci, perché in quei soldi sono riposte molte speranze per il futuro della banda largaVa detto che è stata una partita equilibrata quindi probabilmente tutti gli operatori trarranno vantaggi dalle nuove frequenze. Quelle a 800 MHz (il dividendo digitale, frutto del passaggio alla tv digitale terrestre) sono state vinte da Vodafone, Telecom Italia e Wind: due lotti a testa, il che consentirà loro di fare una buona copertura nazionale con servizi di banda larga mobile. 3 Italia è rimasta a bocca asciutta, quindi, dopo aver fatto tanti rilanci che hanno contribuito a impennare il valore dell’asta. Ma si consola con altre frequenze aggiudicate, così l’amministratore delegato Vincenzo Novari si è detto soddisfatto dei risultati. Un blocco a testa delle frequenze a 1.800 MHz è andato a 3 Italia, Vodafone e Telecom. 3 e Wind hanno preso invece quattro blocchi dei 2.600 GHz; Telecom e Wind se ne sono aggiudicati tre ognuno. Resta solo lo strascico della banda a 2.000 MHz, che pare non interessare a nessuno, ma ancora entro il 3 ottobre possono arrivare offerte dai quattro operatori. Il primo bilancio, scontato, è che è stato un successo per lo Stato. Ben oltre le attese: la base d’asta era 2,4 miliardi. Meno scontate saranno le conseguenze dell’asta.

Conseguenze sul bilancio dello Stato
Certo è che 2,4 miliardi più il 50 per cento del surplus rispetto alla base (1,5 miliardi) andranno a sostenere le misure della manovra. Vanno tolti 240 milioni, più il 10 per cento del surplus: finiranno alle tv locali come rimborso per l’esproprio (entro dicembre 2012) delle frequenze del dividendo. Questo è il principale aspetto che rovina la festa del governo: avrebbero potuto evitare il rimborso, se non avessero regalato quelle frequenze alle tv locali, come abbiamo notato più volte su Wired, in compagnia di alcuni esperti.

Impatto sui servizi
La vicenda è comunque una buona notizia per gli utenti internet mobile. Gli operatori potranno fare due cose con le nuove frequenze: migliorare gli attuali servizi per qualità e copertura e lanciare la quarta generazione di rete mobile (prevedono verso la fine del 2012). Per la copertura saranno utili soprattutto le frequenze a 800 MHz. A tal proposito, 3 Italia conta di sopperire con i due lotti a 1800 MHz, più un altro paio che aspetta di ricevere dal ministero allo Sviluppo economico. 3 Italia ha già una frequenza a 800 MHz, che però è destinata ai servizi di tv mobile. È possibile che le istituzioni italiani le permetteranno, prima o poi, di poterci fare sopra anche la telefonia. Per coprire zone specifiche (case, uffici non raggiunti dal segnale) saranno utilizzati invece i 2.6 GHz, con apparati femtocella.

Le conseguenze per la banda larga fissa
L’incognita maggiore è che succederà adesso alla banda larga fissa.

Gli operatori che hanno sborsato 3,9 miliardi sono gli stessi che dovrebbero investire in una Next generation network (Ngn) con fibra ottica nelle case. Piano che adesso rischia di essere (ancora) meno fattibile. Gli operatori dovranno del resto ora spendere miliardi anche per costruire le nuove reti 4g. Telecom Italia ha già notato che l’asta ha posto un onere ingente sulle casse degli operatori, che ora hanno bisogno di un occhio favorevole dal governo per continuare a investire in innovazione.

Paolo Romani, ministro allo Sviluppo economico, ha una leva per rispondere a quest’appello: potrà gestire il 50 per cento del surplus dell’asta. Intende assegnarne una grossa fetta al supporto della banda larga e in particolare al rilancio del proprio piano nazionale Ngn. Che adesso ristagna. Basterà una dote di qualche centinaia di milioni, dallo Stato, per incoraggiare tutti gli attori (operatori, PA locali, cassa depositi e prestiti…) a imbarcarsi in un piano da 10 miliardi? Non sarà facile, visto che il piano non è partito anche per profonde divergenze tra il governo e Telecom Italia su come fare la rete. Il rischio è che l’Italia si ritroverà con una banda larghissima mobile e una banda larga fissa ferma all’Adsl. E purtroppo solo con la fibra ottica nelle case si possono avere servizi di nuova generazione e godere dell’ombrello della neutralità della rete. Bistrattata invece dagli operatori mobili, che possono decidere liberamente quali servizi internet penalizzare sul proprio network.

(Alessandro Longo)

 

Lascio a voi lettori ogni conclusione a riguardo. Credo che ogni commento sia da posticipare appena si potranno vedere gli sviluppi di queste scelte.

Rimando, per fare chiarezza sulle tecnologie in gioco ai lemmi di Wikipedia che spiegano con chiarezza le prestazioni e soprattutto quello che i produttori di telefoni cellulari e operatori telefonici stanno facendo per confondere le acque.

La tecnologia 4G ancora non esiste, volutamente confusa con lo standard LTE.

Gli operatori mobili in questo caso hanno investito capitali ingenti in una tecnologia che probabilmente vedrà i primi veri dispositivi nel 2013, abbandonando la creazione di un’infrastruttura nazionale utile alla collettività intera.